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L'IMMAGINE DELLE ELEZIONI

In molte città d'Italia ad Ottobre ci saranno le elezioni amministrative e, di conseguenza, si voterà anche nella mia città.

Qui veramente se ne vedono di tutti i colori.


Vedo in giro facce, tante facce, anche di insospettabili, tra comizi, gazebo, cartelloni elettorali come non se ne vedevano da tempo, “santini” sparsi per la città e Social.

Parlare di politica chiaramente non mi compete, o meglio in quanto cittadina votante mi competerebbe eccome, ma questo è un altro discorso. Quello che invece mi salta all'occhio e mi compete, forse per deformazione professionale, è la comunicazione di impatto, quella che vediamo su cartelloni e volantini vari.


Immagino che ormai si sappia l'importanza della comunicazione attraverso l'immagine, soprattutto in queste occasioni. Non è un caso che esistano dei colori sfruttati in modo particolare, strategico ed intenzionale, dalla politica; basti pensare alle presidenziali americane dove consulenti di vario tipo si spendono per far riuscire al meglio l'immagine e i contenuti dei vari candidati.


Questa strategia esiste in tanti paesi, da tanto tempo e a volte anche il nostro paese ne fa uso, ma evidentemente non abbastanza.


Chiaramente i contenuti sono alla base di una buona campagna elettorale però non bisognerebbe sottovalutare i vari studi che ci insegnano l’importanza del primo impatto e di come già dai primi secondi di un incontro ci si faccia un'idea ben precisa, chiaramente ritrattabile, ma non nel caso di elezioni, dove la prima impressione assume una importanza sostanziale e il tempo è davvero poco e andrebbe sfruttato al meglio.


Sui social ci sono richieste di amicizia come se piovessero, tra post, inviti, foto, si vedono candidati ovunque e di ogni tipo, anche quelli che per qualche strana ragione si sono dimenticati di pettinarsi proprio prima della fotografia di rito o al massimo ci hanno provato alla meno peggio.


Per non parlare dei colori dei vestiti, probabilmente decisi a caso, un vero peccato per la propria comunicazione.

Non dico di utilizzare i principi della armocromia che ovviamente sarebbe la perfezione, ma almeno di utilizzare colori più piacevoli alla vista. Si sa già che il nero è troppo austero, che il marrone non è un colore accattivante e che il grigio mette un po' di tristezza, quindi mi chiedo perché non prendere in considerazione il fatto che fin dal primo impatto ci possa essere comunicazione.


Parlare d’immagine potrebbe sembrare una cosa apparentemente superficiale, ma di superficiale non ha nulla visto che viviamo nell'era dove tutto è comunicazione.



Ci sentiamo all'avanguardia e poi ci dimentichiamo che a volte anche l'occhio vuole la sua parte e che, ancora di più in alcune circostanze, dovrebbe essere necessario.

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